MASSAGGIO
Il M.C.T. (massaggio classico terapeutico) è un'arte manuale che consta di tutta una serie di manipolazioni che hanno come fine la cura di determinate patologie, principalmente dell'apparato locomotore. Pertanto una prima distinzione la faremo col massaggio estetico e col massaggio sportivo, anche se in buona sostanza tecniche di applicazione e manovre sono le stesse ma cambiano i fini, gli obiettivi e con essi l'atto stesso riabilitativo. Le due AZIONI principali del M.C.T. che poi si traducono in effetti fisiologici sono: 1 - azione meccanica o diretta; 2 - azione dinamica o indiretta. L'effetto meccanico consiste nello spostare, allontanare dai tessuti muscolari gli essudati e gli stravasi spingendoli meccanicamente nel torrente circolatorio venoso e linfatico. L'effetto fisiologico meccanico o diretto modifica le aderenze cicatriziali, gli indurimenti articolari e stimola le ghiandole sudorifere e sebacee. Conseguentemente e contemporaneamente vi è l'effetto fisiologico dinamico o indiretto, perché l'azione meccanica determina col movimento delle masse muscolari una ipertermia (sviluppa calore) e l'aumento del calore prima locale, quindi generale determina una iperemia con conseguente accelerazione del metabolismo generale ed eccitamento delle funzioni nervose, muscolari, digestive e secretive. Dalla combinazione di queste due azioni fisiologiche derivano tutti gli effetti benefici del massaggio ai vari livelli dei tessuti del corpo umano. I principali effetti del Massaggio Terapeutico Classico che dobbiamo ricordare sono: 1 - l'eliminazione di tutte quelle sostanze nocive rappresentate dai prodotti di scarto del lavoro cellulare dei vari tessuti (il più noto è l'acido lattico prodotto dalle cellule muscolari); 2 - l'eliminazione di stravasi ed essudati e cioè di tutti quei liquidi che occupano in eccesso gli spazi interstiziali. Poiché le vie di eliminazione sono rappresentati dai vasi sanguigni e linfatici, tutte le manovre del massaggio, principalmente quelle destinate agli arti inferiori e superiori vanno effettuate in senso centripeto, cioè dalla periferia verso il centro, intendendo per centro il cuore del corpo umano. In altri termini con le manovre del massaggio oltre a determinare un benefico effetto direttamente sulla parte del corpo trattato si ottiene soprattutto un efficace ricambio sanguigno spingendo il sangue venoso verso il cuore e da qui attraverso la piccola circolazione (cuore-polmoni) , dove il sangue verrà arricchito di ossigeno preso dall'aria ambiente, per essere ridistribuito a tutto l'organismo che ne trarrà beneficio. Pertanto le principali indicazioni del M.C.T. consigliate sono: ipotrofia muscolare da non uso, dolori mialgici, muscoli ipotonici, contratture muscolari in genere, cervicalgie, dorsalgie, lombalgie, e tutti quei processi dolorosi non in fase acuta.
Le controindicazioni assolute per cui è fatto divieto di operare sono le seguenti: stati febbrili, malattie infettive in fase acuta, forme tubercolari, neoplasie, ipertensione endocranica, flebiti e tromboflebiti, scompensi cardio-circolatori, vene varicose, aggiungerei lussazioni e versamenti endoarticolari, controindicato è anche nelle donne in stato di gravidanza e durante il ciclo mestruale e nei soggetti in caso di accrescimento. Le controindicazioni relative sono quelle in cui è richiesto il parere del medico. Esse sono: malattie della pelle in genere, malattie la cui eziologia ci è oscura (non diagnosticata), emofilia, litiasi biliare e renale, ipertensione arteriosa e in parte le fratture diafisarie. Le manovre fondamentali del M.C.T. sono: lo sfioramento, l'impastamento, la frizione, la pressione, la percussione e la vibrazione, a queste sei manovre principali entrano di diritto gli stiramenti e le succussioni o scuotimenti.
SFIORAMENTO
Lo sfioramento è la manovra con cui si inizia ogni seduta di massaggio e con cui termina la stessa seduta. La sua azione è superficiale (cute e sottocute). Si hanno diversi tipi di sfioramento in rapporto alle masse muscolari da trattare: sfioramento longitudinale e sfioramento rotatorio. Il primo va fatto principalmente sugli arti dove le masse muscolari sono allungate e rotondeggianti, il secondo va fatto in presenza di muscoli piatti e larghi come il dorso o l'addome. Tecnica di esecuzione: la manovra inizia dalla zona distale degli arti e si conclude alla radice degli stessi. Per quanto riguarda lo sfioramento longitudinale la sensazione deve essere quella di un movimento continuo, per cui le due mani che modellano l'arto si staccano alternativamente in modo che quando una mano si stacca l'altra continua la sua corsa. Lo sfioramento si pratica applicando con esattezza il palmo e le altre parti della mano sulla superficie da trattare, facendola scorrere a leggero contatto della pelle sempre in senso centripeto, le mani si alternano nel movimento senza interruzione. La manovra deve iniziare con leggerezza aumentando la pressione delle mani e terminare con la leggerezza iniziale. Particolare attenzione va posta sulla faccia volare del gomito, sulla regione poplitea, sul cavo ascellare e all'inguine, dove la manovra risulterà particolarmente carezzevole. La scelta della modalità di sfioramento verrà fatta dall'operatore in base alle particolari condizioni del paziente: età, sesso, robustezza, zona da trattare, ecc... Può essere esercitata col palmo delle mani, a mano piena, con i polpastrelli delle dita, con il dorso delle mani o delle dita. In quanto manovra più leggera è in assoluto la più tollerabile dal paziente, quella che da maggior sollievo. Abbiamo detto che l'azione dello sfioramento è alquanto superficiale interessando lo strato cutaneo e del derma senza arrivare alle masse muscolari. Gli effetti determinati da questa manovra sono essenzialmente due.
1 - Effetto vaso-dilatatorio - A causa dello sfioramento si determina un calore sufficiente a dilatare i capillari presenti in grande quantità nella cute e nel sottocute, si ha pertanto una iperemia cutanea, cioè una maggiore presenza di sangue nei capillari tale da contribuire al miglioramento del metabolismo epiteliale. C'è da dire che il calore prodotto o ipertermia contribuisce a preparare la zona da trattare a successive e più impegnative manovre.
2 - Effetto nervoso - Lo sfioramento produce una sorta di anestesia sulle ultime terminazioni nervose presenti in questa zona. Le cellule nervose di questi tessuti dapprima vengono stimolate ed eccitate per poi di riflesso produrre una gradevole sensazione di rilassamento in tutta la regione sottoposta a trattamento. Ed è per questo motivo che lo sfioramento può essere intercalato tra una manovra massoterapica e l'altra.
IMPASTAMENTO
E' la manovra centrale di tutto il massaggio. Esso va fatto subito dopo lo sfioramento e consiste in diversi tipi di manipolazione per smuovere o meglio come dice la stessa parola per impastare le fibre delle masse muscolari. Questi diversi tipi di manipolazione sono in rapporto alla consistenza delle masse muscolari da trattare: si userà così la mano aperta che abbraccia sui muscoli potenti e larghi mentre si useranno solo le dita per impastare sui muscoli piccoli e sottili. I vari tipi di manipolazione dell'impastamento hanno una azione decisamente profonda che giunge fino alle masse muscolari. La sua azione meccanica provoca lo spostamento delle fibre e la rimozione di tutte le scorie di rifiuto del lavoro delle cellule. Tutto questo materiale (essudati, stravasi, liquidi interstiziali ecc...) viene così spinto verso le vie linfatiche e venose ed eliminato attraverso gli apparati predisposti a tale funzione (es: ghiandole sudoripare, vescica, ecc...). La sua azione dinamica oltre a riscaldare la massa muscolare ne determina la dilatazione della fitta rete vasale contribuendo a migliorare la circolazione del sangue a livello generale e in particolare sulla zona trattata. Si ha in tal modo un maggior afflusso di sangue arterioso e un miglior nutrimento della fibra stessa. Dalla combinazione di queste azioni (meccanica e dinamica) l'impastamento trova primaria indicazione in tutti i casi di atrofia muscolare, ipotrofia da non uso, per accelerare i tempi di recupero dalla fatica muscolare (es: dopo prestazioni sportive), per allontanare infiltrati e stravasi, ecc... Vi sono diverse manovre di impastamento che sono in rapporto alla consistenza del muscolo da trattare, ma la combinazione di tali manovre serve anche a stancare meno le mani dell'operatore che servendosi dell'una o dell'altra manovra possono variare il movimento delle mani. A volte l'impastamento riveste carattere di durezza provocando talora dolore. E' bene, pertanto, far precedere e seguire queste manovre dallo sfioramento.
1 - IMPASTAMENTO A MANO PIENA
E' l'impastamento base, consiste in una compressione e successiva decompressione con scivolamento. Si esegue con la faccia palmare e digitale delle mani che alternativamente, spostandosi, comprimono e rilassano i tessuti. Serve a prendere contatto con la parte muscolare saggiandone la consistenza, la scorrevolezza, la tonicità ecc... Si noti che questa manovra di impastamento e tutte le sue varianti si possono eseguire in senso longitudinale e trasversale.
2 - IMPASTAMENTO LONGITUDINALE
La mano dell'operatore prende la massa muscolare la stringe spremendone il contenuto con lo stesso movimento di chi manipola la pasta quindi l'abbandona passando alla zona immediatamente superiore (in senso centripeto), mentre l'altra mano ripete la manovra nel punto abbandonato dalla prima. In altri termini la prima mano rompe e smuove per così dire i liquidi e i detriti in quella parte del muscolo sulla quale si esercita la stretta mentre la mano che segue spinge i detriti smossi dalla prima determinandone per tratti lo svuotamento dei vasi.
3 - IMPASTAMENTO TRASVERSALE
Si esegue con la stessa modalità della precedente con la differenza che la manovra viene eseguita lungo una linea trasversale. Dopo aver praticato tale manovra è consigliabile il ritorno alla manovra precedente eseguita in senso centripeto
4 - IMPASTAMENTO ONDULATORIO
Si ottiene quando le mani una dietro l'altra, si inclinano successivamente sul proprio lato (radiale o cubitale) risalendo in senso centripeto. Tale manovra si applica sugli arti superiori e inferiori.
5 - IMPASTAMENTO A TORSIONE
Consiste nel far compiere un mezzo giro alla mano che esercita la stretta quasi si volesse torcere la massa muscolare.
6 - IMPASTAMENTO ROTATORIO
Si esercita preferibilmente sugli arti e ne determina la compressione circolare della massa muscolare. Le due mani vengono messe in opposizione palmare sulle due facce opposte del tratto da impastare e scorrono rapidamente in senso inverso con movimento di va e vieni. Sulle regioni piatte anziché cilindriche la manovra si pratica strisciando sempre con movimento andirivieni con mani a piatto.
7 - IMPASTAMENTO RAMPICANTE
Si ottiene prendendo una plica di pelle del pannicolo adiposo fra le dita lunghe e in opposizione con entrambe le mani e procedono verso il basso e l'alto con movimento alternato delle mani in modo che la plica della pelle non sia abbandonata se non alla fine del tratto interessato.
8 - IMPASTAMENTO A PIZZICO
Nelle regioni provviste di forti aponeurosi e sui punti di inserzioni dei muscoli robusti; esso si esegue per pizzicatura: occorre fare attenzione ad abbandonare la massa pizzicata affinché non resti fra le dita una plica di pelle. L'effetto della pizzicatura deve essere risentita dal solo muscolo e non dalla cute. Tale impastamento riesce utile per quanto doloroso, negli indurimenti del pannicolo adiposo in tal caso il movimento deve essere rinforzato da uno strizzamento della parte presa fra le dita.
9 - MANOVRA DI PINCE-ROULER
viene afferrata una plica cutanea e fatta scivolare sotto l'indice e il medio mentre il pollice fa da perno. La manovra genera iperemia del tessuto cutaneo, sottocutaneo e risolve le aderenze trazionando la plica cutanea verso l'alto. Si esegue sulla colonna vertebrale.
FRIZIONE
Questa manovra è in parte una specie di sfioramento profondo, differisce da questo per la maggior energia, pressione e velocità di esecuzione. L'effetto della frizione è uno sviluppo massimale di calore fino ai livelli più profondi. Conseguenza di questa ipertemia è una valida vasodilatazione con maggior afflusso sanguigno e quindi iperemia. La manovra può dare un senso di fastidio al paziente per cui è necessario effettuarla con intelligenza e discrezione, limitandosi ai casi effettivamente necessari e comunque non insistendo molto, soprattutto nei casi di pazienti eccessivamente sensibili. La manovra può essere effettuata:
1 - con il palmo delle mani, con movimenti ritmici di va e vieni sia in senso longitudinale che trasversale;
2 - con i polpastrelli delle dita lunghe delle mani atteggiandoli a ponte con movimenti ellissoidali o circolari.
Le frizioni trovano particolare impiego nel trattamento degli ispessimenti capsulari, sui tessuti cicatriziali e facilita inoltre il riassorbimento di alcune infiltrazioni patologiche come cellulite e pannicoliti.
Le frizioni sono dannose se praticate lungo la faccia interna della coscia seguendo il percorso della safena.
PERCUSSIONE
Dopo aver ben impastato e frizionato una zona, è consuetudine passare alla successiva manipolazione che prende il nome di percussione. L'azione di questa manovra investe tutta la massa muscolare, determinando la contrazione di tutte le fibre del muscolo che sembrano sottoposte ad una sorta di scossa elettrica indotta dalla mano dell'operatore che sollecita tutto il gruppo muscolare a lavorare con la massima contrazione possibile. La manovra risulta particolarmente adatta sia a sollecitare i muscoli ipotonici che nella preparazione di muscoli che dovranno sopportare un intenso lavoro (es. preparazione di atleti). In sintesi, le percussioni vengono impiegate quando si tratta di assicurare le migliori condizioni di nutrimento dei muscoli, inoltre attenuano la sensibilità di alcune nevriti funzionali e inducono anestesia di intere regioni in caso di nevralgie ribelli ad ogni trattamento. A causa dell'effetto rapido e intenso della contrazione delle fibre, la manovra va effettuata sempre dopo aver ben riscaldato la parte da trattare sia con l'impastamento che con la frizione. Esistono vari tipi di percussione a secondo della impostazione delle mani:
a) percussioni palmari (tapping) - la mano dell'operatore viene fatta ricadere a palmo spianato (muscoli del dorso). Ogni accenno di rigidità del polso darebbe alla manovra carattere di particolare brutalità;
b) percussioni ad aria compressa (clapping) - mani atteggiate a coppette per accentuare la concavità e pollici distesi affiancati agli indici. In tali condizioni le mani, a polso sciolto, prendono rapido e ritmico contatto con la superficie cutanea. Queste percussioni hanno un'azione particolarmente dolce e sono tollerate anche sulla regione cardiaca;
c) percussioni a manrovescio - mani spinate, dita divaricate e sciolte in modo che vadano a colpire a breve distanza la regione da trattare con la sola faccia dorsale;
d) percussioni a martelletto - le dita delle mani sono atteggiate come per abbracciare un oggetto cilindrico e prendono contatto in maniera ritmica ed elastica;
e) percussioni fendenti - le mani distese e con le dita ravvicinate si presentano a taglio, perpendicolarmente alla superficie da trattare in modo che prendano contatto col solo lato cubitale. Le percussioni fendenti vanno impiegate su masse muscolari notevoli e robuste (es. glutei, muscoli della coscia);
f) percussioni vibranti - è questa una variante della precedente manovra, differisce dal fatto che le dita, invece che rigidamente avvicinate fra loro, restano divaricate in modo che per l'effetto dell'urto col lato cubitale le restanti tre dita lunghe trasmettono al quinto, tre piccoli rapidi urti successivi. A differenza della precedente ha carattere di particolare delicatezza;
g) percussioni a pugno chiuso - con la mano a pugno si lavora sia col bordo ulnare che col dorso, solo su regioni provviste di robusti muscoli (es. glutei, muscoli della coscia).
VIBRAZIONI
E' una manovra che impegna l'operatore. Richiede, infatti, una certa tensione tale da poter trasmettere alla zona da trattare questa sensazione piacevole di tremolio uniforme e continuo. La manovra nasce con un movimento di ripetute e veloci contrazioni muscolari che impegna tutto l'arto del terapista. Per attuare ciò, l'arto va tenuto in posizione quasi perpendicolare alla zona da trattare, irrigidito fino a raggiungere una specie di tetania muscolare tale da trasmettere un tremore, a partire dalla spalla fino alla mano. Le vibrazioni agiscono con azione fisiologica diretta e indiretta. Per via diretta hanno un effetto stimolante sulla attività muscolare e azione sedativa sull'eccitabilità dei nervi. Per via indiretta esse diminuiscono la frequenza del polso, elevano la tensione delle pareti arteriose e quindi la pressione totale del sangue. Il miglior impegno delle vibrazioni si ha sul decorso dei nervi, sulla regione cardiaca, sull'utero e sullo stomaco, sul collo e sulla testa. La manovra se ben eseguita equivale a un passaggio di corrente elettrica aiutando l'impulso nervoso nel suo decorso. In ogni caso la manovra è molto impegnativa e stancante per l'operatore e oggi si preferisce attuarla con mezzi meccanici, i quali appunto i vibratori elettrici, che in questo caso sostituiscono la mano dell'uomo.
STIRAMENTI
La manovra va effettuata con entrambi le mani aperte e con le dita, a seconda della zona da trattare, come se si volesse strappare un foglio di carta. La manovra trova impiego su muscoli piatti e poco spessi (es. dorso) e in presenza di aderenze cicatriziali e ispessimenti.
a) Piallature - da effettuare sul dorso a mani aperte: una mano va in un senso, l'altra in senso opposto, meglio se trasversale all'asse della colonna.
b) Colpi di pettine - da effettuare sul dorso a mani chiuse a pugno: si imprime un rapido andirivieni parallelo alla colonna col dorso delle falangi (Prestare attenzione alle unghie).
c) Svirgolate intervertebrali - individuato un processo spinoso vertebrale due dita fanno da perno mentre l'indice ed il medio svirgolano all'altezza della fuoriuscita delle radici dallo speco vertebrale.
Esistono varie altre impostazioni delle mani, l'obiettivo rimane comunque lo stiramento della regione interessata.
SUCCUSSIONI O SCUOTIMENTI
E' una manovra forte e decisa, in cui le mani dell'operatore spingono (muscoli del dorso) o tirano (arti superiori e inferiori). Per il trattamento del tronco spingere forte con le mani aperte in senso craniale, solo in fase espiratoria. Per il trattamento degli arti, a paziente supino, oscillare e tirare l'arto superiore o inferiore.
L'effetto della manovra è rilassante ed è utile alla risoluzione di crampi.
PRESSIONI
Come dice la stessa parola le pressioni si effettuano comprimendo con il palmo della mano o con le sole dita la zona da trattare, a seconda della forma che il gruppo muscolare interessato presenta. Le pressioni trovano particolare indicazione là dove vi è ristagno di liquidi, per cui la zona si presenterà gonfia, dolorosa e con la cute lucida e tirata. E' il caso di arti edematosi i cui infiltrati (in generale) vengono con questa manovra spinti nuovamente nel torrente sanguigno per poi essere eliminati. Le pressioni hanno anche un effetto antalgico poiché indicano un rallentamento nella trasmissione dell'impulso nervoso, un alleggerimento dello stato di tensione causato dall'edema, inoltre, l'effetto drenante favorisce l'eliminazione delle sostanze algogene nei tessuti.
PRESSIONI CONTINUE
Si effettuano con entrambe le mani poste in modo simmetrico, o sovrapposte, in direzione centripeta e con moto uniforme. Per zone larghe e piatte come es. il dorso la pressione fatta col palmo premendo progressivamente dall'alto verso il basso fino a raggiungere il massimo possibile, quindi si ritorna al punto di partenza. La mano durante le pressioni può effettuare piccoli movimenti circolari e vibratori specie se in presenza di aderenze e adiposità per meglio acuire l'azione stessa della manovra. La specificità della impostazione delle mani consente di trattare grossi tronchi o piccola ramificazione di nervi. Sicché con i polpastrelli dell'indice si ottengono pressioni leggere da impiegare nel trattamento di nervi che scorrono superficialmente sul tavolo osseo (nervi cranici) oppure in una doccia ossea (nervi intercostali, nervi epitrocleari). Col polpastrello del pollice o di tutti e due i pollici soprammessi si esercitano pressioni più energiche da impiegare nel trattamento di nervi più profondi coperti da tessuti molli: sui nervi del collo, sulle radici dei nervi spinali alla loro uscita dallo spero vertebrale, sul plesso brachiale, sulla regione pettorale, sullo sciatico nel suo decorso lungo la coscia e il polpaccio. Pressioni particolarmente efficaci si ottengono nel trattamento di nervi molto profondi coperti da poderose masse muscolari, ponendo le mani a guisa di preghiera. Un caso di applicazione di questa manovra si ha nel trattamento del grande nervo sciatico in corrispondenza della zona glutea. Come effetto le pressioni continue determinano una temporanea e rapida ischemia dei tronchi e dei rami nervosi e successiva iperemia e riattivazione dell'attività circolatoria nel neurilemma e nei tessuti circostanti.
PRESSIONI INTERMITTENTI
Sono identiche alle continue, con la variante che queste vengono effettuate a piccoli intervalli dando così la precisa idea della intermittenza. Costituiscono le manovre più leggere del gruppo delle pressioni e quindi le più indicate per le forme acute dolorose. Esse si eseguono comprimendo dolcemente e con ripetuti contatti i tessuti molli interessati contro una resistenza rigida che può essere formata o dall'osso o dalla mano dell'operatore.
PRESSIONI A BRACCIALETTO
Si effettuano sugli arti superiori e inferiori e cioè in quelle zone del corpo a forma cilindrica in quanto le mani si mettono in opposizione formando con le dita un cerchio attorno alla zona da trattare a forma di un braccialetto. L'indicazione di queste pressioni a braccialetto è destinata ad agire sugli arti edematosi. Scopo della manipolazione è quello di spingere i liquidi interstiziali in genere verso gli imbocchi linfatici e venosi per essere immessi nella grande circolazione sanguigna. Esecuzione: si esercita la pressione progressivamente crescente e della durata di 30 - 40 secondi, questa sollecita l'edema a cedere a poco a poco fino a produrre un solco circolare, successivamente le mani si spostano più in basso e si ripete la manovra. A questo punto si spingerà il liquido sottostante nel solco prodotto dalla prima pressione. E così via fino all'estremità dell'arto. L'operazione si ripeterà 3 -4 o più volte per un massimo di 20 minuti per evitare lo sfibramento dei tessuti sollecitati dalle pressioni a braccialetto.
PRESSIONI VIBRANTI
Si ottengono imprimendo alla mano o alle dita una rapida e leggera vibrazione. In tal modo le pressioni esercitate trasmettono al nervo interessato una certa anestesia.